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Un pò di storia

II termine mobbing è stato coniato agli inizi degli anni settanta dall'etologo Konrad Lorenz per descrivere un particolare comportamento di alcune specie animali che circondano un proprio simile e lo assalgono rumorosamente in gruppo al fine di allontanarlo dal branco.

Il primo a parlare di mobbing quale condizione di persecuzione psicologica nell'ambiente di lavoro è stato alla fine degli anni '80 lo psicologo svedese Heinz Leymann che lo definiva come una comunicazione ostile e non etica diretta in maniera sistematica da parte di uno o più individui generalmente contro un singolo che è progressivamente spinto in una posizione in cui è privo di appoggio e di difesa e lì relegato per mezzo di ripetute e protratte attività mobbizzanti.

Dal punto di vista semantico (To mob vuol dire aggredire) il Mobbing è un atto consapevole di violenza nel mondo del lavoro, spontaneo o tattico, che spinge il soggetto mobbizzato alla disperazione e talvolta al suicidio (specie nelle società a più elevata elaborazione amministrativa e tecnocratica). Tutto questo si può verificare perché ormai il singolo lavoratore si avverte solo, in preda all’aggressività ambientale o alle disumane richieste di un mondo del lavoro che cambia all’interno delle regole di mercato senza tener conto della struttura e della condizione umana dell’uomo, annullando così le più elementari richieste dell’io. Diciamo intanto che una siffatta concezione del lavoro è in contraddizione con la Costituzione della Repubblica e con la Carta dei Diritti dell’Uomo. Partiamo da un punto fermo, che il Mobbing è una forma di terrore psicologico che viene esercitato sul posto di lavoro attraverso attacchi aggressivi e ripetuti da parte dei datori di lavoro (Bossing), da parte di superiori, ma anche da parte di colleghi.

In Italia si inizia a parlare di mobbing solo negli anni '90 grazie allo psicologo del lavoro Haraid Ege che delinea il fenomeno come "una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte dei colleghi o superiori" attuati in modo ripetitivo e protratti nel tempo per un periodo di almeno sei mesi.

In seguito a questi attacchi la vittima progressivamente precipita verso una condizione di estremo disagio che cronicizzandosi si ripercuote negativamente sul suo equilibrio psico-fisico.