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I tipi e le fasi del Mobbing

Le forme che il Mobbing può assumere sono molteplici:  dalla semplice emarginazione alla diffusione di maldicenze, dalle continue critiche alla sistematica persecuzione e all’assegnazione di compiti dequalificanti. Nei casi più gravi si può arrivare anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo del Mobbing è quello di eliminare una persona che è o  è divenuta, in qualche modo, scomoda, distruggendola psicologicamente e socialmente al fine di provocare il licenziamento o di indurla alle dimissioni.

Tipi di mobbing 

Si possono descrivere diverse modalità di mobbing:

  • verticale: quando è attuato da un superiore nei confronti di un subordinato o       viceversa da parte di un gruppo di dipendenti nei confronti di un superiore;
  • orizzontale: tra pari grado;
  • collettivo: spesso attuato come strategia aziendale mirata a ridurre o razionalizzare gli organici e rivolto a gruppi numerosi di persone;
  • doppio mobbing: si realizza, a parere di Ege, quando il mobbizzato carica la famiglia di tutte le sue problematiche. Ad una prima fase di comprensione dei familiari segue una condizione di distacco che, quando la situazione si aggrava, porta ad un ulteriore isolamento dell'individuo dal nucleo familiare;
  • esterno: la vittima è il datore di lavoro che subisce pressioni attuate sotto forma di minacce di denuncia per comportamenti mobbizzanti, sia da parte di organizzazioni sindacali che da dipendenti con velleità Le fasi

Per quanto poi concerne i comportamenti atti a mobbizzare, la casistica è assai ampia, variegata e complessa, tuttavia la Medicina del Lavoro e la Psicologia Clinica hanno voluto elaborare un elenco approfondito che noi per comodità cercheremo di sintetizzare al massimo :

1)    Comportamenti che tendono ad isolare fisicamente il lavoratore (trasferimento in altra sede, blocco dei flussi di informazione strumentali al lavoro, privazione di attrezzature quali computer, telefono, posta ecc.).

2)    Comportamenti che incidono sulle relazioni del lavoratore all’interno dell’azienda (diffusione di dicerie sulla persona,sulla famiglia e sugli amici, mancata convocazione a riunioni, esclusione da conferenze e corsi di aggiornamento ecc.).

3)     Comportamenti che pregiudicano la reputazione del soggetto (ridicolizzazione, enfatizzazione negativa dei difetti personali e degli oggetti usati dalla vittima, diffusione di maldicenze ecc.).

4)      Comportamenti tendenti ad attribuire mansioni dequalificanti, umilianti, degradanti.

5)      Comportamenti che revocano e non concedono periodi richiesti di ferie o permessi vari.

6)      Molestie sessuali.                                                                               

Detti comportamenti ripetuti quotidianamente e costantemente per almeno sei mesi spesso sono causa nel lavoratore aggredito di disturbi fisici quali : disturbi tiroidei, disturbi cardiocircolatori, disturbi gastrici e del sistema digerente, ipertensione, disturbi del sistema urinario e della sfera sessuale, dolori osteoarticolari, calo delle difese immunitarie con subentrante vulnerabilità a malattie sistemiche e multifattoriali come le cefalee, sudorazione improvvisa, disturbi somatomorfici, insonnia tenace, disturbi della concentrazione e della memoria, ansia e attacchi di panico, depressione, sindrome dissociativa ecc. Nella descrizione del fenomeno Mobbing gli autori hanno dato, via via, importanza a fattori patogeni diversi e a risultati psicologici e clinici che prediligono l’aspetto psicologico con le corrispettive problematiche sanitarie psicofisiche o l’aspetto sociale con i danni interpersonali e comunicativi che ne derivano. Leymann ha elaborato un modello che si compone di quattro fasi.

I^ Fase : del conflitto mirato.

Il mobber o i mobbers procedono all’individuazione della vittima mentre nasce e si sviluppa in loro la convinzione di distruggerla ed eliminarla addossando colpe per ritardi, per errori, per comportamenti aberranti ecc., spingendo il conflitto fino a toccare aspetti di vita privata della vittima.

II^ Fase : dell’inizio del Mobbing.

Vengono poste in essere azioni distruttive, tendenti ad isolare la vittima; si inaspriscono i rapporti e si creano situazioni che fanno sentire la vittima in disagio con se stesso e con l’ambiente di lavoro. Il mobbizzato inizia ad interrogarsi sui motivi dei diversi comportamenti e finisce così con l’avere il dubbio che siano sue le colpe di tutto ciò che accade.

III^ Fase : dell’inizio dei primi sintomi psicosomatici.

Dopo la I^ e la II^ fase, la vittima comincia ad accusare disturbi del comportamento, perdita della capacità di critica e di autocritica, disagi esistenziali, difficoltà digestive ed insonnia. La persona inizia a manifestare cedimento della sua individualità e del suo autocontrollo, con ricorrenti scatti di nervosismo e di sfiducia nelle sue capacità soggettive e di lavoro, con senso di inadeguatezza e di annullamento.

IV^ Fase : degli errori e degli abusi dell’amministrazione del personale.

In questa fase, che risulta la più crudele, il mobbizzato viene ufficializzato e quindi dato in pasto all’attenzione ed alla critica spietata e spesso illogica di tutti i dirigenti e di tutti i dipendenti dell’azienda. Nel corso di questa fase la vittima si assenta dal lavoro sempre più frequentemente accusando malattia. L’amministrazione del personale ne approfitta convocando ripetutamente ed in forma progressivamente aggressiva il mobbizzato, minacciandolo di sanzioni disciplinari in caso di persistenza del comportamento di assenza per malattia.

Assistiamo a tal punto ad un atto di colpevolizzazione della vittima, con minacce e con provvedimenti punitivi.

V^ Fase : dell’aggravamento della salute della vittima.

Il lavoratore, ormai mobbizzato e da tutti osservato, è in preda alla disperazione e all’angoscia e cerca di curarsi utilizzando psicofarmaci e terapie sintomatiche che però non riescono a risolvergli i problemi del lavoro.

In questa fase il lavoratore slatentizza e subisce idee ossessive e manie di persecuzione che indirizza verso i colleghi di lavoro e verso l’azienda. A tal punto lo stato generale di disagio e di malattia spingono la vittima verso un quadro di depressione grave.

VI^ Fase : dell’esclusione dal mondo del lavoro.

A questo punto il lavoratore mobbizzato si dimette e/o si fa licenziare oppure ricorre al prepensionamento, quando non ricorre al suicidio, come nei casi più estremi, ben descritti da Leymann o non è preso da un raptus omicida verso il suo mobber più rappresentativo e da lui considerato responsabile di tutti i suoi mali.